Monumenti e Luoghi di Culto

Print

I Beni Culturali Sermidesi

Testi tratti dal libro "Sermide 1998" del Prof. Giovanni FREDDI

Per beni culturali intendiamo qui la Torre, le chiese del capoluogo e delle frazioni, i palazzi e le ville di particolare valore, alcuni edifici storici, lapidi e monumenti, edifici di interesse storico-commemorativi.

Ci soffermiamo su questi beni non solo per il loro intrinseco valore o per l'interesse artistico, ma anche per il fatto che ad essi è intimamente legata la memoria antica e profonda di Sermide.

La Torre

La Torre gonzaghesca che possiamo ammirare nel cuore di Sermide è l'unica rimasta della cittadella costruita dal Comune di Mantova verso il Mille e fortificata da Ludovico Gonzaga dopo il 1370 . E' un solido torrione merlato, pesantemente rimaneggiato negli anni '30, che si presenta fregiato di un elegante stemma dei Gonzaga in terracotta restaurato di recente.

torrestemmatorre_prima_del_restauro

Mettendo a confronto le fotografie di prima e dopo i lavori di restauro degli anni '30 si rivelano subito gli interventi vistosi: chiusura di feritoie e finestrelle, scomparsa di antiche inferiate e di un orologio murale, aggiunta del grande stemma dei Gonzaga tra le incassature delle travi dell'antico ponte levatoio, sistematica sostituzione di mattoni, farinosi di salnitro e di vecchiaia.
Le finestre, di dimensioni ridotte come si conviene a un torrione, continuano a sovrapporsi appaiate fino ai grandi finestroni terminali: due a nord e tre sugli altri lati.
Grazie a questi interventi, preceduti nei secoli dall'aggiunta di speroni di consolidamento (rispettivamente nel 1781 e nel 1932-3) E' scomparso quel velo rossiccio di mattoni sfarinati che sottolineava la vetusta nobiltà  del fortilizio gonzaghesco.

All' interno dell' androne passante sono state collocate lapidi ai caduti di tutte le guerre

lapidi_ai_caduti

e stemmi di alcune famiglie nobili del territorio mantovano: Castellani, Magnaguti, Bardini, Gonzaga, Gioppi, Bonacolsi.

stemmi_lapidi

Ad una parete della scala che conduce alla cella campanaria con i grandi campanoni civici è infissa una lapide con il seguente testo:

lapide_scala

 

INVITTA
CONTRO IL TEMPO IL FIUME GLI EVENTI
UNICA SUPERSTITE DELLE OTTO TORRI CHE CORONAVANO
IL FORTE E BEL CASTELLO CONOBBE LO SPLENDORE DEI GONZAGA
E TRA I BAGLIORI DELLE FIAMME GLORIOSE SCORSE LA NUOVA AURORA
DEI FULGIDI DESTINI DELLA PATRIA
OR RESA INCROLLABILE LI ATTENDE CERTA IMAPAVIDA E SECURA
A. XIII E.F

 

Non esistono elementi per confermare l'esistenza delle otto torri che coronavano il forte e bel castello di Sermide. I documenti e l'iconografia a nostra disposizione ci consentono al massimo di confermare l'esistenza di cinque.


Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo (1865)

La Chiesa Parrocchiale del capoluogo, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, è un'imponente costruzione neogotica costruita nella seconda metà dell'Ottocento (dal 1865 al 1871). Nel suo volume sulle chiese del Mantovano V. Matteucci (1902, 213-15) la presenta in questi termini:

chiesa_parrocchiale

Sulla piazza maggiore di Sermide, sopra un rialzo artificiale di terreno, s'innalza la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, costruita modernamente sullo stile gotico lombardo.

La maestosa chiesa, che può contenere diecimila persone, è degna d'una grande città; forse chi ne vede la sola facciata, non può supporre la leggiadria e l'imponenza dei bellissimi fianchi, poiché la chiesa si presenta assai modesta nella sua fronte, non avendo abbondanza di parti decorative. Internamente il tempio è ancora più bello. Formato a croce latina, con tre grandi navate – che non potrebbero ricordare meglio di così lo stile del medioevo, ascendente alle più alte idealità del pensiero cristiano e dell'arte – è tutto dipinto a fascioni bianchi e gialli, che girano sulle pareti e cingono gli archi e le colonne. La luce piove moderata dai finestroni, dalle rose delle navi, della facciata e del coro... [...]

Il tempio fu eretto sulle rovine dell'antica chiesa parrocchiale, consacrata nel 1475; ma fin da parecchi secoli innanzi, cioè, dai primi anni del Cristianesimo, esisteva a Sermide un'altra piccola chiesa od oratorio, della quale non si hanno tracce. Il tempio attuale non fu terminato per la solita causa delle casse vuote, cosicchè il disegno dell'architetto Giovanni Brocca milanese, subì varie modificazioni e specialmente nella facciata, che si presenta troppo modesta al confronto delle grandi e bellissime fiancate. Per tale ragione anche nell'interno si notano alcuni altari barocchi, che furon messi là come riempitivi; si vede l'altar maggiore terminato alla meglio, mentre che nel primo disegno aveva la loggia d'un grazioso tempietto.

L'edificio è stato duramente colpito durante i bombardamenti aerei del 1944-45: il braccio ovest del transetto venne sventrato, il soffitto e le volte di mattoni furono sfondati, i vetri storiati distrutti.

chiesa_parrocchiale_prima

Nella ricostruzione e nel restauro che ne seguirono l'Altare di S. Antonio venne ridisegnato, affrescato e abbellito di nuove vetrate che raffigurano la vita del Santo; imponenti opere furono realizzate per consolidare la statica dell'edificio, ecc.
Quanto al campanile, la sua costruzione era stata iniziata a fine Settecento ed è stata ultimata – per così dire – solo nel dopoguerra, senza tuttavia perdere il suo aspetto di maestosa costruzione incompiuta.
Entriamo per uno sguardo all'interno del tempio affidandoci alla guida dell'opuscolo La Parrocchiale di Sermide pubblicato nel 1986.

La chiesa consiste di 3 navate formate da pilastri con basamento in tufo lavorato. È lunga 65 metri, larga 27 e alta 21 (30 metri all'esterno). Entrati, nella navata est troviamo il Battistero con un affresco di Oscar di Prata raffigurante il Battesimo di Gesù. Successivamente incontriamo l'Altare ligneo di San Giuseppe e quindi l'Altare della Madonna.
In fondo alla navata e in fianco all'Altar Maggiore si trova la Cappella del Santissimo abbellita da due tele di rilievo: una splendida Assunta di Giuseppe Bazzani, il maggiore artista mantovano nel Settecento che si formò sui grandi pittori veneti e si ispirò a Rubens per il trattamento della luce e del colore e la bella pala di un altro insigne pittore mantovano, Pietro Fabbri, che raffigura i Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Padri Serviti, l'ordine dell'antico convento del Bassanello chiuso alla fine del Settecento.

Sulle pareti opposte del transetto si trovano due affreschi: S. Pietro con le chiavi del Regno e S. Paolo appoggiato all'elsa della spada dipinti con mano vigorosa e felice nel 1950 dal pittore sermidese Franco Gavioli (Dida). Alla maestosità plastica delle figure si unisce una nobile ieraticità di posture che ne esalta il simbolismo di santi protettori della città.

Sull'Altare Maggiore c'è poco da aggiungere a quanto scritto dal Matteucci, se non un accenno ai bei bassorilievi bronzei del tabernacolo, opera dello scultore sermidese Roberto Rebecchi. Dietro l'altare troneggia maestoso un coro di noce proveniente da un convento Modenese.

Iniziamo la visita della navata ovest dalla cappella della Madonna Immacolata o del Rosario. Il sontuoso altare ligneo è adorno di bassorilievi dorati e di quindici formelle a olio che girano attorno alla nicchia raffigurando i misteri del Rosario

Segue l'altare di S. Antonio di cui si è parlato, costruito alla fine della guerra, arricchito di notevoli affreschi della sermidese Elena Schiavi e di vetri storiati che celebrano momenti della vita del Santo.

Osservando gli affreschi della Schiavi con la moderna vitalità e sensibilità che li caratterizza viene da osservare che il Novecento ha dato a Sermide una felice generazione di artisti che resta ancora poco studiata e non adeguatamente valorizzata.

Più in giù, in fondo alla navata, incontriamo l'Altare dell'Addolorata. Il gruppo ligneo della Madonna con il Cristo morto sulle ginocchia proviene dall'antico convento del Bassanello ed è attorniato da lastre di marmo con i nomi dei Sermidesi caduti in guerra.

Fino a qualche anno fa, alla destra dell'Altar Maggiore, era esposto un vigoroso San Sebastiano, ora conservato al Museo Diocesano "Francesco Gonzaga", che qualcuno attribuisce a Lorenzo Costa, scolaro del maestro ferrarese Cosmé Tura. In ragione delle caratteristiche tecniche altri sono propensi ad attribuirlo ad un pittore dell'area padovana vissuto nel giro del grande Giovanni Bellini.

Nel patrimonio culturale sermidese sono da includere alcuni interessanti dipinti custoditi nella casa parrocchiale con i soggetti seguenti:

- Sant'Antonio da Padova (Olio su tela)
- Figura d'uomo nudo trafitto da una freccia (Olio su tela)
- Deposizione di Gesù (Olio su tela)
- Ecce Homo (Olio su tela)
- Madonna con Gesù Bambino, san Giovannino e Sant'Antonio (Olio su tela)

Interessante è l'archivio Parrocchiale del Capoluogo riordinato in anni recenti – per i registi dei Battezzati, dei Matrimoni e dei Defunti – da Gerardo Menani. Vi sono conservati dei corali a stampa (1490) provenienti dal Convento dei Cappuccini e libri pubblicati nel Cinquecento. Numerose sono le buste di documenti pontifici, vescovili e più probabilmente locali, solo parzialmente esplorate.


La Chiesa dei Cappuccini

La Chiesa dei Cappuccini, posta a ridosso dell'argine desrto del fiume Po, a est del centro abitato, è quanto rimane del Convento omonimo fondato nel 1650 e abbandonato dai monaci allorché arrivarono a Sermide le truppe francesi che vi si installarono (anno 1779) provocandone un degrado che condusse presto alla distruzione del convento e del chiostro ubicati dietro l'attuale chiesa superstite.

chiesa_dei_cappuccini

Il tempio è una costruzione semplice, con tetto a capriate di legno a due spioventi e una sua dignità architettonica. Il portale d'ingresso è sovrastato da una lunetta affrescata raffigurante S. Giuseppe con il Bambino Gesù. Più in altro si apre un rosone che si inserisce armoniosamente nella facciate, peraltro rimaneggiata a più riprese.

L'interno è spoglio – anche perché spogliato nel corso del tempo – e umile, con lapidi funerarie superstiti e due nicchie per statue di Santi. È da segnalare il Tabernacolo di epoca rococò, esemplare di indubbio pregio e la pala dell'altar maggiore con la Sacra Famiglia.

In virtù delle numerose lapidi esistenti – di cui alcune rese lisce dal tempo – la Chiesa dei Cappuccini è anche una sorta di piccolo famedio delle nobili o illustri famiglie sermidesi: ricorderemo i Manetti, i Boldrini (presenti con tre lapidi), i Gorni con due lapidi, i Freddi, i Marchesini, i Gorzoni, i Menghini (Luciano, presidente del Tribunale di Mantova e poi di Brescia e marito di Adele Bonoris della famiglia che possedette il Fenil dei Frati). Sulle lapidi sono talora incisi anche gli stemmi gentilizi: dei Gorni, dei Freddi ecc. 

Nella cappelletta ubicata a metà navata sulla parete ovest è conservato un affresco quattrocentesco raffigurante una Madonna con Bambino sormontato da due angioletti che i Sermidesi venerano con il titolo di Madonna delle Grazie.

Le vicissitudini dell'affresco non sono molto chiare. In un suo studio, e sulla scorta di G. Mantovani (vedi 1887,175) Loris Boldrini (1991) lo identifica con quello della Madonna della Loza che doveva esistere fin dal '400 nella loza [loggia] aperta per loco publico, detta anche loza della rasone, all'interno del Castello (vedi il Cap. II).

Integrando le diverse e talora oscure notizie possiamo condensarle nei termini seguenti: La Madonna della Loza e la Madonna delle Grazie sono due diversi titoli assegnati alla stessa immagine; dalla loggia del Castello l'affresco deve essere stato "staccato" – difficile dire con quali tecniche – e trasferirlo nel 1787 all'interno della Chiesa Parrocchiale e successivamente all'interno dei Cappuccini dove è stata recuperata e restaurata qualche decennio fa.


Chiesa dell'Esaltazione della Croce e San Rocco a S. Croce

Situata nella frazione di Santa Croce la chiesa è la  testimonianza di un antico eremo di origini matildiche. L'abside, il campanile e la struttura sono romanici, ma viene consacrata solo nel 1479. All'interno sono presenti affreschi rinascimentali.
Santa Croce, quasi al baricentro del territorio comunale sul canale Lagurano, è una borgata-frazione di Sermide, è una parrocchia ed è soprattutto la sua chiesa, antica grangia benedettina dipendente dall'Abbazia di S. Maria Assunta di Felonica.

chiesa_santa_croce

La borgata deve il nome al miracolo della croce illustrato con affreschi e con scritte nel coro della chiesa, ingrandita nel 1479.

Secondo la pia leggenda illustrata nel coro, un uomo di Felonica andò in pellegrinaggio a Gerusalemme per chiedere il miracolo della vista. Là  egli incontra un sant'uomo che gli consegna una croce dicendogli diportarla a Felonica.

affreschi2

affreschi1

Ritornato, la croce viene recata in processione nelle paludi sermidesi del Lagurano e posta sopra un salice che germogliò in forma di croce. Sotto uno degli affreschi si legge  o "meglio si leggeva"  la seguente scritta:

FV VN HVOMO DA FELONICA
IL CVI NOME GIOVANNI CVOCO
IL QVALE ERA CIECO DESIDERO
SO D'ESSER SANATO FECE VOTO IN HYERVSALEM. QVO COMPLETO
GLI APPARSE VN SANT'HVOMO GLI DIMANDO DI DOVE ERA, LVI
DISSE ESSER MANTOVANO, ED LVI SAI LAGVRANO, RISPOSE SAPERLO
ED LVI TOLLI QVESTA CROCE PORTA
LA IN DETTO LVOGO ED LI
NE RICEVERAI LVME (HIS DICTIS) QVE
ST HVOMO RITORNO' CO LA CRO
CE ANTE DICTA, VENNE A FEL LONICA,
ET DA POI CON PROCESIO NE LA PORTO' AL LVOGO PREDET TO
PIANTADO LA PIANTA DE SA LICE
STANDO IN ACQVA DA POI LI
POSE SOPRA LA PREDETTA CROCE,
E DE LI NACQVE LE FOGLIE ED RA DICE IN CROCE COME QVI APPARE

Su questa antica borgata, interessante anche dal punto di vista archeologico, esistono due Su questa antica borgata, interessante anche dal punto di vista archeologico, esistono due pubblicazioni: una storico-artistica di Balista, Depretis, Bovini e Zapparoli (1974) e una storico-archeologica di L. Mantovani (1990).

Nella sua opera del 1881 A. Portioli descrive la chiesa benedettina nei seguenti termini:

"La chiesa si compone di due parti; la navata di recente costruzione, e che altro non è se non il prolungamento dell'altra, e questa che rinserra il presbiterio ed il coro, e che costituiscono la primitiva chiesa, la quale per ciò era assai corta. L'esterno dell'emiciclo del coro è ornato da archi sporgenti a tutto sesto, a guisa di cappello di nicchie. È difficile il determinare, stando alla forma degli archi, anche approssimativamente l'epoca di questa costruzione, ma se si deve giudicare da esempi di simili archi, [...] parrebbe che non dovesse essere posteriore al secolo XIII. Comunque, è cosa che esce dal comune, poiché si vede che venne eseguita da chi conosceva per bene l'arte di costruire con eleganza di forme e di proporzioni, e come tale è da raccomandarsi agli studiosi dei monumenti antichi della architettura nostrana".

La grangia di Santa Croce aveva una sua dotazione di terreni di cui sono rimaste scarse tracce. Nel 1760, risultava in commenda al Vescovo Antonio Guidi di Bagno.


La Chiesa di Moglia

Nella storia di Sermide e dell'Oltrepò Mantovano Moglia è una comprimaria. Già a partire dal 1208 essa è una "villa" associata alla Curia-Corte di Sermide; una villa piuttosto estesa e popolata, tale da aver bisogno di un luogo di culto. Quanto alla primitiva chiesa, la notizie sono vaghe. Da una relazione per la visita pastorale del cardinale Ercole Gonzaga risulta che nel 1554 l'edificio aveva bisogno di consistenti restauri.

Nei primi decenni del Novecento l'urgenza di restauri radicali si ripresenta. In effetti questi vengono effettuati ma prevale ben presto l'orientamento di costruire un nuovo tempio, la cui progettazione e realizzazione verrà affidata all'architetto mogliese Bruno Sarti il quale curerà tanto la costruzione quanto glòi arredi sacri.

chiesa_moglia

Il complesso architettonico, tutto in cotto a vista, merita di essere osservato e studiato. Intanto le forme, tutte geometriche: il parallelepipedo slanciato del campanile è raccordato al corpo della chiesa dal tetto a capanna mediante un altro parallelepipedo più basso, diviso in due zone (rosone superiore e portico inferiore). La facciata è caratterizzata da due grandi lesene recanti i bassorilievi degli apostoli (San Paolo compreso) che, appaiate, richiamano le bande della stola liturgica. Nell'insieme si può parlare di una reinterpretazione novecentesca del romanico padano, anche per il prevalere dei pieni sui vuoti.
Questo impianto stilistico si ripete all'interno con l'accostamento di capriate di legno e trabeazioni in cemento armato e soprattutto nell'emicilindro del coro alleggerito e rito e raggentilito da una sequenza di alti pilastri ce si raccordano con archi a tutto sesto, archi che vengono ripresi nelle proporzioni classiche nelle due navate all'interno.

Ai lati del presbiterio si trovano due affreschi di Elena Schiavi dalle proporzioni ragguardevoli (per complessivi 50 meri quadri) che si sviluppano verticalmente "in cornu evangelii" e "in cornu epistulæ". Il primo raffigura la Natività di Maria (cui la chiesa è dedicata) e l'altro la Presentazione al Tempio. Si tratta di opere notevoli per ispirazione, impianto e tecnica, due opere che rafforzano la nostra opinione che la Schiavi è un'artista non adeguatamente conosciuta e messa in valore nonostante che nella sua pittura classica e suggestiva siano genialmente filtrate le più decisive acquisizioni pittoriche e figurative del primo Novecento.

All'estremità est della Chiesa è conservato un gruppo ligneo della Deposizione: la Madonna sorregge il Cristo morto all'interno di una struttura compositiva che è sicuramente di mano esperta. Il nuovo tempio èstato consacrato la notte di Batale del 1935.

 


L'Oratorio di Caposotto

Caposotto – nome derivato dalla contrazione di Capo di Sotto – è uno dei più antichi nuclei abitati di Sermide. Nell'acquisto della Curia di Sermide da parte di Bartolomeo Pendaglia del 1443 esso è più volte citato con il nome latino di Burgum Inferiore o "Borgo Inferiore". L'aggettivo "Inferiore" dell'antico toponimo, così come l'avverbio "sotto" di quello attuale, sta ad indicare la sua ubicazione al di là del centro di Sermide, verso oriente, naturalmente dal punto di vista dei Signori di Mantova. Il nome è comunque rivelatore dell'antico impianto urbanistico di Sermide costituito dal Castello e da tre borghi: Borgovecchio, Borgonovo (l'agglomerato a nord-est della Parrocchia) e, appunto, Borgo Inferiore.

Oratorio_capodisotto

L'attuale chiesetta-oratorio, fatta costruire nel 1575 da Imperio Freddi e dalla moglie Maurelia, è un'umile e decorosa costruzione dal tetto a capanna affidata alle cure della Parrocchia di Sermide. Sopra l'altare si trova una cinquecentesca tela ad olio raffigurante la Madonna con il patrono San Giovanni, un vescovo e, nella parte inferiore, i benefattori.

 


La Chiesa di Malcantone

Malcantone che, come scritto in un successivo capitolo, non ha nulla a che fare con storie di malviventi o di briganti; è una fertile borgata che si distende sull'antica Strada dei Dragoncelli. È frazione di Sermide e parrocchia autonoma. Negli anni '70 vi è stato eretto un moderno tempio, luminoso e suggestivo, omaggio del XX secolo ad una terra antica. Chiesa_malcantone

 


Monumenti ai Caduti

Monumento di Piazza 4 Novembre, dedicato ai caduti militari e civili della Prima Guerra Mondiale.

monumento_piazza_4novembre

Monumento situato in località  Corte Mondine di S. Croce, dedicato ai 4 paracadutisti italiani deceduti in combattimento in tale località  durante l'Operazione Herring il 22 Aprile 1945.

monumento_di_corte_mondine

 


Ville e Palazzi

Sermide non è ricca di ville o di palazzi, così come invece ci si aspetterebbe in virtù della sua storia e dei tanti personaggi che vi abitarono: podestà, vicari, militari, alte magistrature del Ducato per non parlare dello stuolo di nobili che, pur possedendo a Sermide le migliori corti rurali, dimoravano stabilmente a Mantova nei giri del potere e della mondanità della corte gonzaghesca. 

Numerosi e tragici eventi congiurarono nei secoli contro il patrimonio artistico-abitativo del "Quartiere Castello" e dell'antico nucleo storico: occorre ricordare le disastrose rotte del Po che spazzarono l'abitato (quella del 1839 causò ad esempio il crollo di ben 411 case); la temeraria insurrezione dei Sermidesi contro gli Austriaci del 1848 con la feroce rappresaglia di questi ultimi che diedero alle fiamme le abitazioni del centro cominciando dalle più imponenti e prestigiose; i devastanti bombardamenti aerei del 1944 – '45 che rasero al suolo vie, case, monumenti... il risultato è che dell'antico patrimonio artistico-abitativo rimane solo qualche vestigio.

La rassegna deve iniziare dal palazzo dei Conti Magnaguti di via Cavicchini (oggi della Famiglia Melloncelli), utilizzato di norma dai proprietari come villa estiva. L'edificio, largamente e ripetutamente rimaneggiato nel corso dei secoli, riflette soprattutto il buon gusto dell'ultimo dei Magnaguti, il conte Alessandro, che lo ricostruì signorilmente negli anni '50 dopo le distruzioni belliche, salvando i paesaggi e le scene campestri del pianterreno dipinti dal veronese Cesarini.


conti_magnaguti

 

La grandiosità del palazzo, impreziosito da sontuosi pavimenti di marmo e di vetro, si proietta all'esterno con il grande parco adorno di piante centenarie. Ai lati del balcone di via Cavicchini ci sono due statue di marmo che raffigurano la Madonna e l'arcangelo Gabriele nel mistero dell'Annunciazione. La prima è del Duecento, la seconda, recente, dello scultore Roberto Rebecchi.

 

 

 

 

Un'altra dimora sermidese degna di segnalazione è Villa Castellani di via 29 Luglio, cognome legato al fatto che ad un ascendente del casato – Sartor Teutonicus – venne affidato nel Quattrocento il comando del castello di Sermide. L'attuale edificio, costruito agli inizi del secolo (1906), è una struttura imponente costituita da un corpo centrale e da due ali esterne più basse. Il portale introduce in un vasto androne con salelaterali e la signorile scala in marmo rosa.

villa_castellaniA lato sud della villa si sviluppa un ampio parco impostato, come scrive R. Carpani, secondo un "criterio di natura libera ma controllata [...] con alberi di diverse altezze ed età  che convivono a fianco di aiuole coperte di hedera helix" (in Sermidiana, 3-1991).
I Castellani, che si sono fregiati del predicato nobiliare de' Sermedi, hanno dato personalità  di spicco alla cultura e alla scienza: medici, filosofi, poeti, giuristi ecc.

 

 

 

La Corte di Villa Schiavi nasce dalla trasformazione di un edificio rurale annesso alla villa padronale, dalle origini seicentesche. Il restauro ha valorizzato le strutture e i materiali originali e oggi offre, oltre ad ambienti interni rispettosi del passato, ambienti esterni verdi e fioriti.Da alcuni anni la Villa è anche ristorante e albergo con sale per convegni e ricevimenti.

villa_schiavi

Edifici d'interesse storico e culturale

Il manufatto denominato "Teleferica" è stato realizzato all'inizio del '900, ed era parte di un impianto che in origine serviva al conferimento del carbone ed altri materiali trasportati via fiume, al locale zuccherificio oggi dimesso. Lo stabile, che presenta caratteristiche tipologiche singolari, rappresenta un importante patrimonio storico e architettonico ed è una delle rare testimonianze di "archeologia industriale" lungo il Po.

teleferica

Oggetto di un recente recupero, l'edificio è stato inaugurato nel mese di Aprile 2010 come Centro di Educazione Ambientale di riferimento per il Sistema Parchi dell'Oltrepò Mantovano.

teleferica_nuovo

Nel salone che si affaccia sul fiume Po vengono organizzati, dall'Amministrazione Comunale, incontri culturali, corsi, concerti, mostre e, in collaborazione con le Scuole, unità  didattiche su temi ambientali.

incontri_istituzionali2

incontri_istituzionali1

Lo stabilimento idrovoro di Moglia di Sermide, del Consorzio di Bonifica "Terre dei Gonzaga in Destra Po" è, in Italia, uno dei più importanti esempi di impianti di scolo delle acque realizzati agli inizi del Novecento. Attualmente il funzionamento delle idrovore è affidato a grandi motori elettrici che hanno sostituito il vecchio sistema a vapore.

idrovora

Il salone principale, durante i periodi in cui le idrovore non sono in funzione, diventa, in alcune occasioni, la suggestiva cornice di importanti convegni ed eventi culturali.